Anche le città cantano, da Firenze al Messico

(Las ciudades también cantan, desde Florencia hasta México)

Poesia. Il particolare legame di Carlos Higuera con la città del fiore (e con Fintoni)

di MICHELE BRANCALE
 

A sinistra Carlos Higuera. Accanto una delle rare immagini di Luciano Fintoni

Firenze, 17 gennaio 2021 – Luciano Fintoni (Vaglia 1935- Firenze 1991) è stato un grande poeta e, senza poterlo sapere, vista la sua prematura scomparsa, un maestro la cui opera merita sempre più di essere conosciuta, valorizzata e diffusa. E’ perciò una buona notiza che Carlos Higuera, poeta e docente universitario a Morelia, in Messico, che ha avuto scambi con l’ateneo fiorentino, dopo avere ricevuto la bella antologia di Fintoni pubblicata da Passigli col titolo de ‘La duplice via’, abbia avviato la traduzione delle poesie dell’autore di ‘Vento immite’.

Una parte delle traduzioni di Fintoni è uscita ora su ‘Letra Franca’ (http://www.letrafranca.com/poesia/lucino-fintoni-fragmentos-de-idilio/) dove Fintoni figura come primo autore italiano scelto insieme ad autori portoghesi, statunitensi e francesi. Nel frattempo nel nuovo numero de Il Portolano, la rivista diretta da Francesco Gurrieri ed edita da Polistampa, c’è ritratto di Carlos Higuera, del quale Ladolfi ha pubblicato Il paradiso ti nomina (2019).

 

Nell’ambito della collaborazione tra atenei, nel 2017 Higuera visitò nel corridoio Brunelleschi della Biblioteca umanistica dell’Università di Firenze la mostra “Sangre de mi sangre” di Estela Peri, allestita, in collaborazione con il Centro studi Jorge Eielson, sul tema dei desaparecidos e dei loro parenti durante la dittatura militare in Uruguay. “Si presentò anche Higuera – ricorda la professoressa Martha L. Canfield – che lesse alcuni suoi componimenti”. A Firenze Higuera ha incontrato anche le poesie di Fintoni, di cui ha scelto alcuni versi come esergo per ‘Il paradiso ti nomina’: “Certo quello che cerco è più lontano / dell’India e della Cina, il Paradiso / desidero, il verde Paradiso / che cercai lungo gli anni. Era uno strano / brivido, dentro il cavo della mano”. Questo brivido “percorre l’opera poetica di Higuera ed è una luce che scava e resiste dove sembra prevalere l’ombra”. L’ombra esplorata è quella della metropoli, segnatamente quella latinoamericana, segnata dalle “sparizioni” e dalle violenze espresse da poteri oscuri. La nuova opera di Higuera, Canzoni delle città distrutte, per ora solo in lingua madre (ed. Letra Franca, 2020), è anche in questo senso complementare al ‘Paradiso ti nomina’. Abbiamo reinterpretato le sue dieci canzoni in questa sintesi: “Cammino, sonnambulo, per le strade/ nella città degli specchi,/un’architettura tracciata/ dalla mano miracolosa dei giorni./ Un ladro fugge nell’ombra/ con i cuori demoliti tra le mani./ Ora raccolgo tutti i cristalli/ di finestre infrante,/ colpite da bambini/ che poi se ne andarono/ correndo per perdersi/ nella lontananza della collina./ Salvaci, Signore, dall’impotenza/ dalla lama affilata sulla nostra carne./ Sigilla le nostre anfore rotte/ l’acqua che abbiamo versato sulla strada/ per non congelarci del terrore del mondo./ Cerco di respirare meno ombre, meno lutto./ Le fragranze annunciano / un’altra indecifrabile primavera”.


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